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Figli di nessun Dio, come muoversi tra le regole della fantascienza.

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Figli di nessun Dio è un romanzo fantascientifico di Damiano Cardone. Un libro di fantascienza che segue con precisione le linee guida del genere. Una storia che attrae il lettore sin dalle prime pagine. Senza lasciarlo in nessun punto. Accompagnandolo alla scoperta di un mondo nuovo e surreale. Che però l’autore riesce a dipingere con precisione. Rendendo il tutto ben più che verosimile.

Scopriamo insieme la recensione di Figli di nessun Dio.

La trama di Figli di nessun Dio.

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Copertina del libro disegnata da Maxrtx

Figli di nessun Dio è ambientato nel 2492. Un salto temporale molto lungo, affrontato sin dalle prime pagine. Lo stile di vita dell’umanità è molto cambiato. L’organizzazione stessa della società è profondamente diversa. Una società precisa e ben organizzata. Regolata da ferree leggi e schemi.

In questa realtà conosciamo subito i protagonisti del romanzo. Primo tra tutti Max, il vero protagonista di Figli di nessun Dio. Un uomo anziano come tutti quelli che abitano la città. Perché nella società del 2492 funziona così. Giovani, adulti e anziani hanno ciascuno la propria città, così come i bambini. Questi crescono nella Città d’Acciaio, il centro di tutta la società. Da qui arrivano gli ordini da eseguire. A questa tutto quanto fa capo. Senza che nessuno sappia veramente dove sia. Né chi ci sia.

Proprio questa sete di conoscenza spinge Max e molti altri ad agire. Così, per saperne di più si mettono in viaggio. Un viaggio pericoloso attraverso l’Italia, dove è ambientata la storia. Un Italia profondamente diversa da quella attuale. Segnata dai cambiamenti che hanno portato la società alla nuova normalità del tempo.

Attraverso questo viaggio, Max e i suoi compagni metteranno alla prova le loro idee. Tutte le aspettative che avevano prima di partire. Le speranze e le convinzioni. Andranno incontro a molti imprevisti. Capiranno quanto le loro idee fossero sbagliate. E quanto non lo fossero.

Il rispetto della fantascienza.

Figli di nessun Dio è un buon esempio di come scrivere un romanzo di fantascienza. Perché ne segue tutte le regole principali.

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Prima tra tutti quella della verosimiglianza. Il mondo descritto da Damiano Cardone è molto diverso da quello attuale. Fantascientifico, appunto. Ma molto credibile. Perché viene descritto con precisione. Spiegato e illustrato con molti dettagli. Dettagli che parlano delle credenze della popolazione. Della loro religiosità. Ma anche della tecnologia di cui si servono. Delle leggi che li governano. Di come ognuno vive la propria vita.

Una verosimiglianza che può sembrare perdersi verso la conclusione. Una conclusione infatti inattesa e incredibile, eppure non stonata. Perché anche a questa l’autore dà delle fondamenta. Dipingendo quei dettagli necessari a mantenere la verosimiglianza.

Il mondo di Figli di nessun Dio.

Il mondo di Figli di nessun Dio è un mondo vivo. Un mondo che scopriamo assieme ai personaggi della storia. Come loro partiamo conoscendo poche cose. Sappiamo delle città dove sono cresciuti. Di quelle dove hanno lavorato. E di quelle dove vivono adesso la loro vecchiaia. Oltre queste città, l’ignoto.

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L’intera penisola italiana è una grossa incognita. Incognita che si svela lentamente col progredire della trama. Ogni scoperta dei vari personaggi aggiunge un tassello a questo mosaico. Scopriamo la posizione di quelle città iniziali. Le condizioni dei luoghi al di fuori di esse. Dettagli sugli eventi degli anni che ci separano da quel 2492.

Questi dettagli vengono dati con molta precisione. Dipingendo anche in questo caso ciò che è necessario a rendere reale un mondo così surreale.

La trama e la narrazione di Figli di nessun Dio.

Ho apprezzato molto anche la trama stessa di Figli di nessun Dio. Una storia coinvolgente fin dall’inizio. Che ci porta a condividere i dubbi e le curiosità dei protagonisti. Facendoci sentire le loro stesse sensazioni di smarrimento di fronte all’inatteso.

Una trama in cui non mancano i colpi di scena, soprattutto nel finale. Un finale curioso, che mescola molti elementi tipici dei romanzi di fantascienza. Facendolo però in un modo unico e originale.

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Altro aspetto che ho molto apprezzato è lo stile narrativo del romanzo. Damiano Cardone scrive in maniera chiara e precisa. Inserendo sempre le spiegazioni necessarie. E lo fa attraverso i pensieri del protagonista. Quando Max parla di qualcosa, ne ripercorre nella sua mente alcuni dettagli. Dettagli che il narratore condivide con noi. Calandoci così nel mondo di Figli di nessun Dio.  

L’autore lascia inoltre molti ganci narrativi tra le pagine. Elementi che catturano subito l’attenzione del lettore. Sorprendendolo quando se li trova nuovamente di fronte. Gesti e dettagli all’apparenza privi d’importanza. Che invece nella conclusione diventano fondamentali. Dando quel senso di precisione e correttezza indispensabili per un romanzo di fantascienza. Non ultimo proprio il titolo del romanzo. Un titolo che solo alla fine risulta davvero chiaro.


Figli di nessun Dio è un ottimo romanzo di fantascienza. Un’opera piacevole e scorrevole. Una buona prova di come si possa creare un mondo originale e credibile. Trovando nelle regole della fantascienza una strada, più che un limite.

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Pubblicato da Lorenzo Bobbio

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Scrittore e Copywriter per il web, da sempre appassionato lettore ed eterno curioso.

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